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ultimo aggiornamento
20/12/2011

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I nostri auguri a tutti!
di don Peppino Raimondi - parroco

Ciò che passa in certi momenti nel cuore di un sacerdote, lo sa solo lui e il Signore che forma il tutto della sua vita. Vi dico questo, carissimi, non per riscuotere comprensione o qualche parola di compassione. Quando infatti la famiglia parrocchiale è diventata la sua famiglia, e quindi gli uomini e le donne, i giovani e i bambini verso i quali riversa tutta la sua attenzione pastorale, sono diventati realmente i suoi figli e i suoi fratelli e sorelle, quando in una parola sono la sua vita, il suo tutto, il sacerdote prova sentimenti che nessuno può capire veramente. Infatti in certi momenti, dopo tutto quello che sperimenta nel suo rapporto personale con il Signore, il suo cuore vibra in un modo tutto speciale nei confronti di coloro che gli sono stati affidati.
Diciamoci sinceramente: quale padre o madre non vive particolari sentimenti a Natale? Se poi questi genitori hanno dei figli piccoli oppure sono nonni, dobbiamo dire che mentre guardano i loro bambini o nipotini, vivono queste giornate natalizie con un cuore che sobbalza di gioia.
Quando quel senso di bontà che si percepisce in questi giorni e che si respira un po’ ovunque, li raggiunge nel profondo del loro cuore guardando questi figli e nipoti, sentono che qualcosa si muove dentro di loro. Questi sentimenti che nascono e sbocciano spontaneamente nel nostro cuore, ci dicono che noi siamo fatti per “qualcosa” o meglio per “qualcuno” che sta sopra di noi. Tutto questo non è sentimentalismo, ma è la manifestazione della nostra vera identità, ci dice in che cosa consiste la nostra vita. Sì, siamo fatti per amare e per essere amati. A Natale questo, se ai è solo un po’ sinceri, lo si avverte e lo si vive pienamente.
Spesso la gente pensa che il sacerdote non viva certe esperienze di affetto e di sincero amore. Vedendolo molto spesso chiuso nella sua religiosità, fedele burocrate di norme liturgiche, e soprattutto senza nessuna persona da amare come fanno tutti con la propria mente, con il proprio cuore e con lo stesso corpo, lo si ritiene incapace di vero amore.
E invece, nella misura in cui vive il suo sacerdozio e nel suo costante e fiducioso abbandono d’amore al Signore, lui ritrova tutti coloro che gli sono stati affidati, e per questi e nei confronti di questi, vive particolari sentimenti d’affetto e d’amore, che non trovano paragone tra gli uomini, ma solo in Lui che ha sacrificato la sua vita sul legno della croce per tutta l’umanità.
E’ vero anche, come spesso si sente dire, che alla sera lui, il prete, chiude la sua porta, e rimane solo, mentre i problemi delle famiglie rimangono fuori e staccati da lui. Ma è altrettanto vero che se ha fatto della sua vita una cosa sola con la vita della sua gente, lui spesso sente ripercuotersi sul suo cuore i problemi e le difficoltà, i dolori e le angosce di tutti coloro che gli sono stati affidati da condurre alla casa del Padre. Se questo è vero per tanti giorni dell’anno per quanto riguarda la sofferenza e i problemi della sua gente, è altrettanto vero che a Natale sperimenta anche lui la gioia che vibra nei cuori di tutti i suoi parrocchiani.
Carissimi, dopo questa introduzione, che vi assicuro è sincera, perché io per voi vivo tutto quanto vi ho scritto, ecco allora i miei sinceri auguri. Vi auguro tante cose belle. Quelle cose belle che un parroco che ama, chiede continuamente al Signore per tutti coloro che gli sono stati affidati. In primo luogo vi auguro di trascorre serenamente questo nuovo Natale del Signore. Ci siano in casa vostra un po’ di pace e di gioia. Almeno in questi giorni non guardiamo soltanto alle difficoltà, alle malattie, agli anni che passano. Guardiamo e cerchiamo di vedere che il Signore è con noi, cammina al nostro fianco e ci sostiene con il suo amore.
Ma che cosa chiederò allora per voi al Signore quest’anno?
Chiederò in modo particolare che aumenti la speranza nei vostri cuori. Ne abbiamo tanto bisogno in questi momenti di crisi. E insieme a questa speranza, implorerò per voi che possiate conoscere e sperimentare quanto è grande l’amore del Signore per voi. Sappiate carissimi che la bellezza della vita sta tutta qui: sapere che il Signore ci ama e poi lasciarci amare. Siamo infatti usciti dal suo cuore, e Lui per noi si è fatto Bambino per dirci e darci tutto il suo amore.
Sapendo che molti stanno vivendo una situazione di particolare difficoltà sotto diversi aspetti, assicuro a tutti il mio ricordo nella preghiera. Abbandoniamoci al Signore e troveremo in Lui la forza per continuare la battaglia della vita.
Il mio augurio va anche a chi per diversi motivi non partecipa alla vita della parrocchia. Un parroco non dimentica nessuno. Anche a questi dico espressamente che sono nel mio cuore e per loro ho sempre un ricordo presso il Signore. Dopo questi miei auguri che sono uniti a quelli di don Riccardo e di don Marco, vi invito ad avere anche per noi un ricordo al Signore perché abbiamo ad essere come lui ci vuole nei vostri confronti.
E allora di nuovo auguri di buon Natale e felice anno nuovo nel Signore che per noi si è fatto bambino e che non si stanca mai di amarci di vero cuore.

Sempre più avanti

Il rinnovamento della pastorale parrocchiale va sempre più avanti. Ora dopo le festività di Natale la commissione che ha portato avanti tutto il lavoro di rinnovamento del nostro essere Chiesa e della nostra attività pastorale, lavorerà per rinnovare i gruppi di servizio pastorale.
Si tratta di riorganizzarli e di dare loro una traccia del lavoro che devono svolgere per il bene della comunità parrocchiale.
In una comunità parrocchiale è estremamente necessario che vi siano persone che secondo la loro sensibilità si mettano a servizio degli ambiti della vita pastorale della stessa comunità.
Pensiamo soltanto all’ambito della catechesi, all’aspetto liturgico, alla stessa Caritas. A questi va poi aggiunto quello missionario. Senza mai dimenticare quegli organismi di collaborazione che sono il Consiglio Pastorale e quello degli Affari Economici.
Si tratta allora di aiutarli ad essere vivi e propositivi, ma anche coinvolgenti altri fedeli. Siamo infatti quanto mai convinti che è dalla vivacità dei gruppi pastorali e degli organismi di partecipazione che dipende tutto lo slancio pastorale di una comunità parrocchiale.
Perché questi gruppi di servizio pastorale possano svolgere nei dovuti modi il loro compito, è necessario che vi siano fedeli che si impegnino. Ecco perché insistiamo che altri volontari si mettano a servizio della pastorale.
Non si dica che non si è capaci. Basto mettersi insieme e poi il Signore ed i suoi sacerdoti daranno il giusto impulso e la linea da percorrere.
Siamo più che mai convinti che i gruppi di servizio pastorale sono quanto mai necessari per fare della parrocchia una comunità viva e vivace, partecipata e coinvolgente. Quanto è bello entrare in una chiesa e vedere che durante le celebrazioni vi sono diversi ministri impegnati a servire all’altare, tutti protesi a svolgere il proprio compito come una vera grande orchestra. Ma se è solo il sacerdote che fa tutto, dov’è la comunità? Dov’è il popolo santo di Dio che deve essere invece tutto coinvolto nella celebrazione? Se poi pensiamo alla comunità nel suo servizio alla Parola di Dio mediante la catechesi, dove sono gli annunciatori, cioè i catechisti? E per quanto riguarda l’attività oratoriana, lo sport, chi porta avanti tutti questi servizi? I nostri ragazzi vogliono e giustamente desiderano un oratorio vivo con diverse attività, ma chi le porta avanti?
Non certo il prete soltanto, ma insieme ai fedeli, ai papà e alle mamme. Grazie al cielo abbiamo diversi allenatori e dirigenti nel nostro G.S.O., ma ce ne vorrebbero ancora tanti altri. Dobbiamo dire che se vogliamo essere una vera comunità dobbiamo essere maggiormente tutti impegnati a svolgere qualche servizio.
Come spesso diciamo tutti alle parole dobbiamo far seguire subito fatti concreti. Le parole volano, i fatti restano. Le parole non fanno niente, spesso però deludono e scoraggiano, ma i fatti costruiscono, se compiuti con semplicità e umiltà di spirito.
Purtroppo spesso si sentono persone anche all’interno della nostra comunità parrocchiale che dicono “ si dovrebbe” “se si facesse” e poi stanno con le mani mano, seduti, e forse anche ben comodi. Noi siamo per coloro che alle belle parole fanno seguire i fatti, ai sospiri fanno seguire l’impegno generoso.
Ci auguriamo allora che al momento opportuno diversi parrocchiani si prestino volentieri a servire la comunità svolgendo un piccolo compito.
Non si tratta di fare dei miracoli, ma di dare quel contributo a tutta la grande macchina della parrocchia di S. Fereolo, che è splendida e, se anche sempre sostenuta dalla potenza dell’amore del Signore, ha tuttavia bisogno del contributo concreto di ciascuno di noi.