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Fermatevi e sappiate che io sono Dio!
di don Marco Avogadri

"Se Cristo non fosse resuscitato, vana sarebbe la nostra fede e noi saremmo ancora nel peccato".
La Pasqua è la principale solennità dell'anno liturgico, è quella che dà la motivazione a tutta la nostra vita di credenti, vista come un pellegrinaggio terreno verso la terra promessa (il Paradiso).
Questa importanza ha fatto ben presto sentire l'esigenza di anteporre a questa solennità un periodo di preparazione attestatosi, dopo parecchie oscillazioni, sui quaranta giorni, ispirandosi ai 40 giorni che Gesù ha passato nel deserto per prepararsi alla vita pubblica, ai 40 giorni che Mosè ha passato sul monte Sinai per ricevere i dieci Comandamenti, ai 40 anni vissuti dagli Ebrei nel deserto prima di entrare nella terra promessa.
Proprio perchè questo numero (40) ricordava il digiuno di Gesù nel deserto, il digiuno di Mosè sul monte Sinai e le numerose prove e tentazioni di ogni genere che gli Ebrei hanno dovuto affrontare e vincere nel deserto, la Chiesa ha pensato bene di raccomandare ai fedeli cristiani di vivere questo tempo con maggior silenzio, raccoglimento, preghiera e penitenza.
Impostata così, la Quaresima fu subito scelta come periodo più adatto per la preparazione dei Catecumeni (così venivano chiamati gli adulti che si preparavano a ricevere il Battesimo) al Battesimo che veniva amministrato, insieme alla Cresima ed all'Eucaristia, nella notte di Pasqua.
Infatti nei primi tempi, il Battesimo veniva amministrato solo agli adulti e solo dopo un periodo di intensa preparazione che poteva durare anche degli anni e dopo aver superato anche gli esami dell'Assemblea e solo nella notte di Pasqua. Ad un certo punto della solenne celebrazione della Veglia pasquale, il Catecumeno entrava nel fonte battesimale, che era una vasca piuttosto grande e piena d'acqua, riceveva il Battesimo, poi usciva, ricoprendosi di una lunga veste bianca che teneva per tutta la settimana. Infatti la prima Domenica dopo Pasqua veniva chiamata la Domenica in Albis, perchè era la domenica nella quale i neo-battezzati deponevano la veste bianca e riprendevano la loro occupazione normale, continuando, però, ad osservare gli impegni battesimali nella vita di ogni giorno.
Entrare nel fonte battesimale con il peccato originale ed i peccati personali sull'anima ed uscire con la veste bianca, il battezzato ripeteva il gesto di Gesù che è stato deposto nel sepolcro con un corpo lacerato e morto ed è uscito con un corpo glorificato non più soggetto alle debolezze umane. Quando una persona riceve il Battesimo, diventa figlia di Dio, erede del Paradiso e diventa un membro vivo del Corpo Mistico di Cristo, capace di condividere il tesoro spirituale della Chiesa (preghiere, opere buone, sacrifici, sante messe,...). Ecco perchè la Chiesa ha pensato di anticipare il conferimento del sacramento del Battesimo ai bambini, fidandosi della sincerità e della serietà nell'impegno che i genitori ed i padrini si assumevano di fronte a Dio di "Educare nella fede perchè, nell'osservanza dei Comandamenti di Dio, il bambino impari ad amare Dio ed il prossimo come Cristo ci ha insegnato".
“Siete consapevoli di questa responsabilità?" domanda il sacerdote.
Sia i genitori, come i padrini, rispondono prontamente: "sì", impegno assunto davanti al sacerdote che rappresenta Gesù, ma poi non mantenuto, perchè i genitori (i padrini, poi, si sbrogliano con un regalo, più o meno indovinato) dopo qualche mese di vita del figlio, incominciano a "parcheggiarlo" presso i nonni (che, quasi sempre lo viziano), oppure presso qualche baby-sitter oppure al nido. Ma, in questo modo, il figlio, concepito con un atto di amore, per crescere bene (almeno nei primi anni) avrebbe sempre bisogno di un ambiente di amore, ed invece viene affidato, per la maggior parte della giornata, da educare ad estranei che lo fanno per interesse. Vedendo come crescono male i ragazzi, solo ora ci si accorge dell’ “urgenza educativa”! Ma è una conseguenza logica! I genitori sanno che un figlio è un dono che il Signore ha fatto a loro, quindi il Signore dà a loro e non ad altri quegli aiuti necessari e sufficienti perchè lo possano educare bene, la password per entrare nell'anima del figlio il Signore la dà a loro. I genitori quando fanno delle scelte, economicamente più convenienti, pero, dovrebbero chiedersi: "Ma il Signore, al quale abbiamo promesso di educare (non di far educare) il nostro figlio, può essere contento della scelta che facciamo?" Anche questo è un frutto moderno, ma tossico, del "relativismo": la Chiesa, il Papa ed i Vescovi, lo ricorda sempre che i primi responsabili della formazione e dell'educazione dei figli sono i genitori, ma questi non li ascoltano, eppure pensano di essere dei bravi cattolici.
Nella mia vita da prete (sono passato in tutta la Diocesi) ho visto tante di quelle famiglie vivere in modo dignitoso, pur godendo di un solo stipendio normale, con due o tre figli e madre casalinga.
L'aspetto battesimale della Quaresima è stato, purtroppo, dimenticato per la totale scomparsa del battesimo degli adulti e per la prassi generalizzata del battesimo dei bambini, celebrato anche fuori della notte di Pasqua.
Eppure il battesimo è un sacramento tipicamente pasquale, la prima Pasqua del cristiano, il primo e fondamentale passaggio dalla morte (spirituale) alla vita (di grazia) che qualifica l'intera esistenza cristiana.
Ecco allora la provvidenziale riforma liturgica che ha proposto, per la notte di Pasqua, di rinnovare le promesse battesimali ed ha suggerito di amministrare, in tale circostanza, qualche battesimo agli adulti o ai bambini.
E' un invito pressante che la Chiesa rivolge a ciascuno di noi di "riscoprire" il proprio battesimo, il suo valore, la sua dignità e, di conseguenza, le sue imprescindibili esigenze.
La nuova evangelizzazione voluta dal Papa ed il rinnovamento della nostra pastorale voluto da don Peppino possono essere attuati molto bene con la riscoperta del nostro Battesimo e, quindi, con uno sforzo maggiore per viverne, ogni giorno, i relativi impegni, scusandoci un po' meno.
La notte di Pasqua ripeteremo le nostre promesse battesimali e ci ricorderemo che, durante la Quaresima, noi ci siamo allenati, poiché abbiamo fatto il proposito di rivolgerci ogni sera prima di addormentarci, la domanda: "Oggi mi sono comportato da figlio di Dio?", oppure: "Il mio Padre celeste può essere contento di come ho passato la giornata?" Se ci sforzeremo di mettere in pratica i suggerimenti che ci dà la Chiesa, allora la risposta a questa domanda ci darà quella serenità e quella pace che il nostro buon Padre celeste non nega ai suoi figli che cercano di vivere come tali.
Ma quali sono questi suggerimenti? Eccone alcuni: ascolto più abbondante della Parola di Dio, maggior tempo per la preghiera, qualche penitenza (digiuno al Mercoledì delle Ceneri ed al Venerdì Santo, astinenza dalle carni tutti i Venerdì di Quaresima, poca TV, poco divertimento, un po' di freno alla lingua ed alla fantasia, fuga dall'ozio, ecc.), qualche S. Messa feriale in più, qualche confessione in più, fare qualche opera buona, trovare qualche minuto di silenzio per un esame di coscienza alla sera. E' Quaresima! Tempo di grazia, di prova e di conversione, tempo benedetto nel quale si richiede il tuo impegno responsabile, libero e personale: il silenzio e la preghiera ti faranno maggiormente capire la verità di quella frase che hai letto, forse distrattamente, all'inizio:
“Fermatevi e sappiate che io sono Dio!” (salmo 46): per pentirti di come, di solito, Lo tratti e ritornare così, come il figlio prodigo, sinceramente pentito alla casa del Padre. Questo sarebbe il traguardo ideale della Quaresima.
Nota: l'astinenza dalle carni nei venerdì di Quaresima è un obbligo “sub gravi” per tutti, tranne per gli ammalati che suppliscono con la loro malattia, mentre per il digiuno sono esentati gli anziani ed i ragazzi che, però, devono supplire con qualche altra penitenza.