L'impegno continua... di don Peppino Raimondi - parroco  Nel mese di giugno la nostra comunità parrocchiale ha chiuso il suo anno pastorale. E’ un chiudere, al quale corrisponde subito però un’apertura. Chiudiamo le attività dell’anno in corso, ma subito iniziamo altre attività. Pensiamo soltanto al Grest ed ai campi scuola. La comunità parrocchiale chiude sì un anno di attività pastorali, ma la sua vita continua. Non ha mai soste. Seguendo il comando del suo Signore, continua a spendersi per il bene dei suoi figli. Questa chiusura avviene sia per un momento di riposo, ma soprattutto per ritemprare le forze in vista del nuovo anno che a settembre inizierà nel nome del Signore. Una comunità parrocchiale non va quindi in ferie. E’ sempre all’erta, anche se le sue attività si riducono in tempo d’estate. La sua vita spirituale, il suo spendersi per i suoi figli continua sempre con lo stesso slancio e la medesima passione anche nei mesi della calura estiva. Siamo più che mai convinti che il Signore vuole non solo dei rimasugli di tempo e solo qualche slancio, ma la vita stessa. E questo non solo per la sua comunità, ma anche per ciascun cristiano. La vita cristiana infatti non va mai in ferie. E anche d’estate noi siamo chiamati a vivere la fede che abbiamo ricevuto in dono. E’ che purtroppo con l’arrivo delle ferie, va in vacanza anche la fede di molti cristiani, basta vedere con quanta facilità si tralascia la Messa domenicale. Viviamo le ferie, andiamo in vacanza, ma sempre con il Signore. La sua presenza renderà senz’altro maggiormente bello e pieno di serenità il tempo che si è atteso per un anno intero. Anche se abbiamo chiuso un nuovo anno pastorale, noi già guardiamo avanti. I nostri occhi sono già puntati verso i prossimi mesi. E’ la volontà di fare della nostra vita parrocchiale un continuo servizio al quartiere, che ci sprona a pensare anzi tempo a ciò che il Signore ci inviterà a fare nel prossimo anno. Come già abbiamo fatto quest’anno, ci impegneremo a continuare il cammino di rinnovamento del nostro essere chiesa e della nostra pastorale. Se in questi mesi abbiamo fatto un’analisi del quartiere, con l’inizio di settembre cercheremo di elaborare delle risposte. Sarà una nuova fatica. Ma non importa. Tutto facciamo per il Signore. E’ Lui che ci ha sollecitati a questo lavoro di rinnovamento, Lui senz’altro continuerà ad aiutarci ad elaborare il giusto modo per farlo conoscere perché poi venga accolto dai tanti nostri fratelli e sorelle che dimorano nel nostro quartiere di S. Fereolo. Consapevoli che il battesimo ci fa tutti membri della Chiesa e quindi della comunità parrocchiale, saremo ancora chiamati a dare contributi di idee e di suggerimenti per un servizio pastorale al quartiere secondo il Vangelo del Signore. Come abbiamo ricevuto diverse indicazioni per quanto riguarda l’analisi, così speriamo che vengano anche altri suggerimenti. Il nostro più vivo desiderio è che in tutti coloro che frequentano la comunità parrocchiale cresca e si formi una vera coscienza ecclesiale. Come abbiamo detto nella sera conclusiva, desideriamo che si giunga a parlare della parrocchia non come di una realtà che appartiene esclusivamente al parroco, ma a tutti. Passare quindi a vivere la comunità non come un qualcosa di distaccato, ma sentendola propria, sentire nel proprio cuore il “ noi “ della comunità. Consapevoli che è il Signore che guida la sua comunità di S. Fereolo, confidiamo in Lui. La nostra speranza è grande. E nasce dalla fede che nutriamo nelle sue parole “senza di me non potete far nulla”. E’ Lui infatti che costruisce la casa, è Lui che la sostiene ed è ancora Lui che realizza in essa le sue meraviglie. A noi il compito di abbandonarci al suo amore e alla potenza della grazia. | Il progetto di don Marco AvogadriQuesto è il disegno del Padre: “fare di Cristo il cuore del mondo” e penso, sia anche questo: "fare della Chiesa del S. Cuore il cuore del nostro quartiere". "Dio,che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo" (Eb.1,1-2). E Gesù ci ha fatto conoscere l'Amore del Padre, raccontandoci le famose tre parabole del Cuore: - la pecora smarrita (Mt.18,12… - e Lc.15,4..); - la dramma perduta (Lc.15,8...); - il figliuol prodigo - il Padre buono (Lc.15,11....). Tre modi diversi per farci conoscere il grande Amore del Padre che risalta maggiormente, tenendo presente la durezza dei farisei e la tenerezza unita alla gioia che traspare dalle tre parabole. I farisei si ritenevano perfetti osservanti delle leggi di Mosè, forse le osservavano tutte, ma non quella dell'amore, per questo erano incapaci di gioire. Gesù, invece, ci insegnò che tutta la legge ed i profeti, si riassumono nella legge dell'amore (verso Dio e verso i fratelli) e, per questo, lui non disprezza, ma cerca la pecorella smarrita, non trascura la dramma perduta, non invoca la giustizia contro il dilapidatore dei beni, ma ne sollecita la conversione. Le tre parabole parlano di festa: "rallegratevi con me" dice il pastore della pecora smarrita; "rallegratevi con me", dice la donna che ha ritrovato la dramma;"e cominciarono a far festa per il ritorno del figlio”. Festa in terra, dice Gesù, ma più festa in cielo per ogni peccatore convertito. E' il Cuore umano di Gesù che esplode di gioia per la pecorella riabbracciata, per la dramma ritrovata e per il figlio ritornato. Inoltre, queste tre parabole manifestano tre atteggiamenti del cuore di Gesù: la tenerezza nella pecorella smarrita, l'attenzione alle cose anche piccole, nella dramma (piccola moneta) perduta; il perdono, nel figlio che ritorna. Tenerezza Tenerezza nel porsi sulla spalla la pecora ritrovata. E' noto il racconto di quella persona che ha avuto il dono di vedere tutte le impronte che lasciava sulla sabbia nel cammino della sua vita. Ad un certo punto ha osservato che, nei momenti più dolorosi e difficili, vi erano solo due impronte, mentre negli altri, apparivano quattro impronte (le sue e quelle di Gesù). Allora quella persona ha fatto presente a Gesù: "Nei periodi di maggior difficoltà,mi hai lasciato solo!". Ma Gesù gli ha risposto: "In quei momenti hai visto solo due impronte, ma erano le mie, perchè ti ho preso in braccio! ". Attenzione Gesù con la parabola della piccola moneta (dramma) ha voluto ricordarci che, anche se siamo piccoli e numerosi, Lui si prende cura di ciascuno di noi come se fossimo soli al mondo. Quindi, siamo preziosi ai suoi occhi! Solo il Cuore e la mente di un Dio può apprezzarci ed amarci tanto! Perdono Il giovane che abbandona la casa del Padre, diventa uno sciupone e un donnaiolo e poi un misero guardiano di porci, merita disprezzo, ma il Padre lo riabilita, organizzando addirittura una festa grande in suo onore. Il cuore ha delle ragioni che la ragione non ha! Gesù ci fa conoscere che il Padre, con noi, finché siamo in questo mondo (nel tempo) ragiona con il cuore e perdona! Quanto siamo fortunati ad avere un Dio così buono! Se un giorno ci vedremo condannati all'Inferno, lo dovremo ammettere che sarà solo per la cocciutaggine e per l’incosciente durezza del nostro cuore! Che la nostra cara mamma celeste ci allontani questa orribile sciagura! |