CONSACRAZIONE DIACONALE DI UMBERTO CONSOLANDI 28 maggio 2005 - celebrazione del 29 maggio 2005
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Domenica 29 maggio la nostra parrocchia ha vissuto un vero momento di Chiesa. Mentre celebravano la Messa solenne della festa del Corpo e del Sangue del Signore, il nostro Umberto Consolandi, fresco dell’ordinazione diaconale ricevuta il sabato sera in duomo, leggeva solennemente per la prima volta il Vangelo davanti alla comunità parrocchiale. Ciò che ha reso non solo solenne questo momento, ma anche vera espressione di una comunità in festa, è stato il fatto che a servire la Messa solenne non ci fossero soltanto i chierichetti, ma degli uomini vestiti con la tunica e con volontà di far vivere a tutti il primo servizio liturgico di Umberto. Nessuno si aspettava questo gesto, ne Umberto, ne tanto meno i fedeli. Non è stato però un esibizionismo, ma una vera partecipazione al momento che si celebrava. La domenica seguente, 5 giugno a chiusura dell’anno pastorale, il nostro diacono ha rivolto a tutti i fedeli al termine della celebrazione, un suo pensiero. Si trattava di un ringraziamento a tutta la comunità parrocchiale. Lo riportiamo perché tutti possano sapere ciò che Umberto ha vissuto in questo anni e soprattutto in questa circostanza. Non sto a spiegarvi cos'è un diacono, sarebbe troppo lungo: avremo modo di capirlo col tempo. Quando lavoravo non vedevo l'ora di andare in pensione per dedicare più tempo ai miei hobby e passioni: sport, pittura, arte, archeologia, paleontologia, restauro. Dopo 40 anni di lavoro sono andato in pensione. Però qualcosa mi dice che devo fare dell'altro. Ho scoperto che il Signore mi ama e che questo amore è così grande che non posso tenermelo dentro, devo comunicarlo ad altri. Nel frattempo è uscito nella nostra Diocesi il Direttorio per il Diaconato Permanente, così ho pensato: "Perché non svolgere il ministero che già in parte svolgo nella mia Parrocchia con la grazia del sacramento ?" Accettata la domanda, dopo 4 anni di studi teologici e filosofici (che vi assicuro sono stati durissimi), eccomi qui ordinato diacono per sempre nella Chiesa Laudense (nella quale i diaconi permanenti mancano da 900 anni). Al momento della chiamata all'ordinazione ho pensato: "Signore, con tutte le brave persone, colte, capaci, degne di stima, al di sopra di ogni critica che ci sono in Parrocchia, perché hai scelto proprio me, peccatore, senza studi precedenti, che ha difficoltà a parlare in pubblico?" Allora ho pensato alla chiamata degli Apostoli, non scelti fra i dottori del Tempio di Gerusalemme, non fra i maestri della Legge, ma fra i più umili e peccatori, come nel Vangelo di oggi dove Gesù dice di essere venuto per i malati e non per i sani. Allora mi convinco sempre di più che il Signore non chiama i più bravi, non è un premio per i migliori, ma chiama quelli che hanno più bisogno. Gesù nel brano di oggi volge lo sguardo verso Matteo (abbiamo sentito che non era proprio un santo). Quello sguardo stabilisce una comunicazione e si apre ad una chiamata, poi gli dice: "Seguimi". Quello sguardo è rivolto a noi tutti perché tutti siamo chiamati ad una vocazione, che può essere un impegno di qualsiasi genere, purché fatto con amore. Gesù ci chiede una personale relazione che coinvolge tutta la nostra esistenza, come la chiamata di Matteo. Chiamata cui ha corrisposto anche Pietro quando, nel mandato a custodire la sua Chiesa, Gesù chiede il suo amore. Non gli ha chiesto grandi temi teologici o grandi programmi pastorali, ma solo: "Pietro, mi ami tu?" Per tre volte Pietro risponde sì. Questo è l'amore che deve animare le nostre, la nostra comunità: è questo l'annuncio che dobbiamo dare, l'amarsi gli uni con gli altri. Dovremmo dare scandalo (in senso buono) a chi ci vede, come succedeva nelle prime comunità cristiane, dove i pagani che le osservavano dicevano: "Guarda come si amano". Ebbene, in questo ultimo periodo io mi sono sentito "amato" dalla mia comunità, la quale ha pregato per me, mi è stata vicina e mi ha sostenuto nei momenti più difficili. Di questo devo dire grazie al Signore, al nostro parroco, ai nostri sacerdoti ed a voi tutti. In occasione della sua ordinazione diaconale la comunità parrocchiale gli ha regalato gli abiti liturgici propri del diacono, vale a dire le quattro dalmatiche. D’ora in avanti quando servirà all’altare dovrà indossare i suoi abiti come appunto fa il sacerdote. Ora è diacono per sempre, pur restando marito e padre di famiglia, come pure nonno per i suoi nipoti. A noi l’impegno di accogliere il suo servizio e di sostenerlo con la nostra preghiera perché servi con amore e fedeltà il Signore sia all’altare che nei poveri.