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Associazione Sempre Giovani
 

Sempre Giovani!
intervista al responsabile, Andrea Saccani
(pubblicato il 3.3.2007)

Andrea, sei impegnato su più fronti: oltre alla Caritas (di cui è il responsabile, ndr) anche il Gruppo Anziani…
Da quando ho concluso l’attività lavorativa ho potuto dedicare tutto il mio tempo al volontariato, oltre che agli impegni di una famiglia arricchita da figli e nipoti. Nulla di eroico, ma un modo che suggerisco a tutti per rimanere giovani nello spirito e soprattutto pienamente protagonisti del proprio tempo.

Parliamo di anziani e San Fereolo...
Il nostro quartiere sta vivendo un momento di lenta ma forte trasformazione.
Trent’anni fa era la periferia “giovane” di Lodi, che accoglieva le nuove famiglie e l’immigrazione storica.
E “giovani” erano i problemi: disagio giovanile, droga, ecc.
Oggi ci troviamo davanti a problemi assai diversi: i pensionati rappresentano quasi un terzo della popolazione, in continuo aumento.
E aumentando la durata di vita media aumenta anche il numero dei “molto anziani”.
Anzi, uno dei problemi che ci troviamo davanti è proprio quello di trovarci davanti a due generazioni di anziani, quelli che hanno appena concluso l’attività lavorativa ma sono in piena salute, molto dinamici, e “la quarta età” che ha ovviamente problemi diversi e molto più grandi.

Il vostro gruppo a chi guarda?
Il nostro gruppo (presente ormai da oltre vent’anni e cresciuta con Rodolfo Cipolla) guarda a tutti, ma confesso che la riflessione sulla questione è aperta: sino ad oggi il tipo di attività proposte ha accontentato soprattutto i “più” anziani e si sta creando una situazione paradossale (alla quale in qualche modo vorrei porre rimedio): un eccessivo invecchiamento dei soci! I commiati non vengono sostituiti da nuovi associati che potrebbero portare nuove idee e proposte.
Innanzitutto ci tengo a dire che l’associazione si chiama “Sempre Giovani”, a sottolineare che vogliamo far prevalere le opportunità e la ricchezza dell’esperienza umana dei soci piuttosto che la gestione un po’ passiva del tempo libero. Siamo oltre cento, anche se la partecipazione alle attività spesso coinvolge un numero minore di soci.
Parliamo delle attività e delle vostre iniziative.
Innanzitutto proponiamo uno specifico camminino di catechesi, perché l’esperienza di crescere fede non deve finire mai. Gli incontri si tengono due volte al mese, in un pomeriggio feriale e sono tenuti dai sacerdoti della parrocchia.
Oltre a ciò organizziamo in Avvento e Quaresima due momenti di ritiro spirituale, tenuti invece anche da altri sacerdoti.
Altre attività ormai tradizionali sono le “uscite” (3/4 l’anno), organizzate con il pulmann, per qualche visita a città o mostre e per qualche pellegrinaggio (l’ultimo a Caravaggio).
Infine i soliti ma graditi momenti conviviali, assai importanti per persone autonome ma normalmente spesso sole.

E per gli anziani che hanno problemi?
Ricordo che le attività di servizio vero e proprio (ambulatorio, piccoli servizi o anche solo compagnia) sono svolte dalla Caritas.

Altre iniziative?
Pur non volendo fare la concorrenza ad analoghe iniziative presenti in città, come l’Università per la terza età, sto cercando di “spingere” molto per organizzare momenti di tipo culturale.
Grande successo ha avuto per esempio nel 2006, l’incontro con il dott. Orlandi dedicato alla tematica della prevenzione delle malattie cardiache.
Ricordo un’altra interessante serata nella quale don Antonello Martinenghi ha presentato la sua esperienza in Africa.
Posso dire - con una piccola punta di orgoglio - che poche parrocchie della città riescono ad assicurare con regolarità un tale numero di iniziative.

Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe molto avvicinare e coinvolgere i nuovi “giovani anziani” e per questo credo molto che sia molto importante insistere sulle iniziative di tipo culturale.
E non è detto che non si possa pensare a strumenti diversi: per esempio l’organizzazione di gruppi di lavoro o di studio ci darebbe l’opportunità di cogliere conoscenze ed esperienze di vita spesso molto ricche.
Rimane poi l’obiettivo di fondo, che poi è lo stesso di quello della Caritas, e cioè quello di leggere meglio la nostra realtà per cogliere meglio i suoi problemi e quindi esprimere un’esperienza di servizio più utile ed efficace.