Qui Azione Cattolica intervista al presidente del gruppo parrocchiale, Brunella Tirelli (pubblicato il 3.3.2007) Un presidente giovane e donna non deve essere un standard nell’AC! In effetti nel panorama delle associazioni cittadine la nostra (che in realtà è interparrocchiale, cioè raccoglie anche aderenti di S. Alberto) si distingue per un’età media piuttosto bassa. Il nocciolo del nostro gruppo è costituito da un gruppo di giovani (ormai non più giovanissimi!) che dieci anni fa ha vissuto una stagione di intenso impegno ecclesiale sotto la guida di sacerdoti e laici solo di qualche anno più anziani. Formidabili quegli anni, direbbe qualcuno. Ma la cosa non è finita lì e ci è parso naturale prolungare il nostro essere gruppo e il nostro impegno (pur nella normale evoluzione della vita che porta con sé gli impegni di lavoro, la nuova famiglia, i figli, ecc.) in un servizio permanente verso la parrocchia.
Come racconteresti l’esperienza di AC? L’AC è a suo modo un’associazione atipica in quanto si propone completamente a servizio della realtà parrocchiale e non persegue altre finalità. I nostri associati sono attivi nell’animare il gruppo delle giovani famiglie, nei centri d’ascolto e in molte altre esperienze parrocchiali. E ovviamente nel servizio verso i ragazzi attraverso l’esperienza dell’azione cattolica ragazzi (Acr). Non mancano i momenti di formazione e crescita della persona. In questo caso però prevale la dimensione diocesana: gli incontri e le iniziative diventano così anche intenso momento di confronto, di dialogo e di scambio di esperienze fra persone che vivono realtà anche piuttosto diverse. Devo dire che in questi anni ho riportato l’impressione che esistano in diocesi modi molto diversi di interpretare l’attività di AC, anche se le finalità rimangono comuni. Che tipo di proposte vengono fatte? Il cammino di AC (in parrocchia esiste un organo di coordinamento che si occupa della sua attuazione operativa ed è formato da sei membri) segue di fondo una proposta nazionale: due anni fa abbiamo per esempio approfondito il tema della “missionarietà”. Ci sono poi anche incontri formativi ed esercizi spirituali. Sottolineo che le iniziative AC sono aperte a tutti e non solo agli associati, anche se prevale la presenza di questi ultimi. Ma non ci limitiamo ai momenti di riflessione: realizziamo anche iniziative concrete come la raccolta alimentare a primavera e l’iniziativa “spezziamo il pane” (in concomitanza con il Corpus Domini) che si propone di sostenere i nostri missionari. Parliamo dei ragazzi... La nostra parrocchia ha scelto di proporre a tutti i bambini di 1a e 2a elementare qualcosa in più del “momento di catechesi”. Stiamo parlando dell’età che precede la catechesi sacramentale: i due gruppi di bambini (circa 40 in tutti) vivono prima di tutto un’esperienza di gioco e amicizia secondo spunti e programmi suggeriti dalla struttura di Acr diocesana. In questo senso parliamo di catechesi esperienziale, in quanto la proposta cristiana viene favorita dal normale rapporto che si crea nel gruppo di amici e durante il gioco. Da un punto di vista concreto ovviamente il tempo di partecipazione è un po’ più lungo anche se ritengo l’esperienza molto positiva. In terza elementare tutto finisce? Per ora l’esperienza finisce lì, salvo un’attività mensile proposta a tutti gli altri ragazzi delle elementari (quest’anno sul tema della “speranza”, sviluppato con linguaggio e mezzi adatti all’età). Anche in questo caso la risposta mi sembra piuttosto buona. Qualche problema? Innanzitutto penso all’impegno degli educatori, ai quali è richiesto anche uno sforzo nella formazione personale: stanno facendo un grandissimo lavoro anche se facciamo fatica ad assicurare loro un ricambio. Rilevo poi che non sempre i genitori capiscono l’esperienza associativa, che ovviamente è diversa dalla semplice catechesi: forse questo è il motivo per cui è molto difficile assicurare una maggiore continuità della proposta. Dai bambini agli adulti, seppure giovani: c’è un bel salto in mezzo! E’ certamente una delle sfide che ci attende: quella di ricreare un’esperienza nell’età dell’adolescenza. E’ l’esperienza che ho vissuto e che ha dato grandi frutti. Altri sogni nel cassetto? Trovo che una grave difficoltà della nostra parrocchia sia quella di creare il collegamento fra le persone che - in qualche modo - partecipano alla sua vita. Non parlo solo del passaggio di informazioni: abbiamo strumenti come il bollettino ed il sito internet che altre parrocchie non hanno. Mi riferisco anche alla necessità di trovare momenti e strumenti di riflessione su argomenti di attualità (ad esempio sulle scelte di carattere morale che - come cittadini e cristiani - siamo chiamati a fare). Non ho ancora proposte concrete al proposito ma mi piacerebbe lavorarci. Diversi ministri e parlamentari provengono dall’esperienza di AC: non vi tirate certo indietro! Il nostro obiettivo - quello di essere a supporto delle realtà parrocchiali - non è certamente in contrasto con la necessità di far cresce persone profondamente inserite nella propria realtà sociale e politica. A questo proposito ricordo che quello dell’”impegno sociale” è proprio il tema al centro del lavoro dell’AC diocesana. |