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Caritas parrocchiale
 

Ubi Caritas
intervista ad Andrea Saccani
(pubblicato il 6.11.2006)

Ci fai un rapido identikit della Carita Parrocchiale?
Anche la Caritas Parrocchiale compie vent’anni. Fu voluta da don Peppino Moggi allora parroco in un quartiere in veloce crescita, in cui si affacciavano problemi nuovi, soprattutto di integrazione dei nuovi arrivati.
Oggi contiamo sul lavoro di circa 40 volontari che operano in cinque diversi settori, situazione che non ha eguali nelle altre Parrocchie cittadine.
Da alcuni anni poi abbiamo finalmente una bella ed efficiente sede che ci consente di svolgere una serie di attività a servizio del quartiere.

Parliamo delle attività …
La raccolta degli indumenti usati e la loro distribuzione ai bisognosi è un’attività che impegna molti volontari: il quartiere è molto generoso (anche se colgo l’occasione per ricordare a tutti i parrocchiani che gli indumenti devono essere puliti ed in buono stato). Anzi, per essere sinceri, spesso l’offerta supera la domanda e gli indumenti non distribuiti in parrocchia sono ceduti ai Lavoratori Credenti che sviluppano molti progetti di solidarietà nell’est Europa.
Rimanendo nel campo delle attività “storiche”, la Caritas assiste una quindicina di famiglie in gravi difficoltà economiche distribuendo regolarmente prodotti alimentari; una distribuzione meno regolare è effettuata anche a favore di bisognosi più occasionali.
I prodotti distribuiti provengono dalla Fondazione del Banco Alimentare che raccoglie le eccedenze presso i produttori e organizza le raccolte presso i supermercati (in parrocchia di solito si tiene in aprile).
Infine molta importanza ha l’aiuto spicciolo ai numerosi anziani del quartiere: molti sono soli ed hanno bisogno di compagnia, di un aiuto nello svolgimento di qualche pratica o commissione, o semplicemente di fare la spesa …
Circa 40 sono gli anziani assistiti da nostri volontari: il numero di questi ultimi non basta mai!

Anziani e poveri quindi rimangono al centro delle vostre attività!
Effettivamente è così, anche se dobbiamo segnalare una certa difficoltà a scoprire le situazioni di bisogno. Periodicamente ci sono scambi di informazioni con i servizi sociali del Comune; persino con i medici di famiglia ci sono contatti. Ciononostante spesso chi è in situazione difficile non lo mostra.
Qui sta la vera sfida per i prossimi anni: scoprire le nuove necessità ed individuare le risposte più opportune.
Comunque mi sento di chiedere a tutti i parrocchiani una particolare tensione all’ascolto: un vicino, un conoscente potrebbe nascondere gravi difficoltà. La parrocchia dovrebbe essere come una specie di grande rete in grado di catturare bisogni e risorse.

Nella vostra sede ho visto anche un ambulatorio medico...
Fra le attività di servizio verso la parrocchia va ricordata l’assistenza infermieristica che viene praticata nelle mattinate di lunedì, mercoledì e venerdì: un’infermiera è a disposizione per iniezioni, prova della pressione, valutazione della glicemia.
Anche in questo caso l’attività è particolarmente apprezzata dagli anziani del quartiere.
La nostra sede infine ospita l’assistenza medica che la Caritas Diocesana svolge prevalentemente in favore degli extra - comunitari grazie all’opera di alcuni medici volontari.

In campo giovanile nessun intervento?
Le situazioni problematiche del mondo dei giovani sono fra quelle che più difficilmente riusciamo a mettere a fuoco. Tuttavia da alcuni anni è molto apprezzato il doposcuola a cui partecipano circa 15 ragazzi, ai quali viene offerto un supporto nelle attività scolastiche.
L’attività è organizzata da studenti universitari e da insegnanti in pensione, la cui esperienza didattica è molto preziosa in quanto molti ragazzi hanno carenze di base (scrivere, leggere, fare le operazioni aritmetiche).

Quali i progetti per il futuro?
Come dicevo, sicuramente il nostro problema è quello di leggere meglio i bisogni del quartiere.
Non pretendiamo di farlo da soli, ma cercheremo di rafforzare ulteriormente i collegamenti con le altre agenzie che operano nel campo dei servizi sociali.
E poi abbiamo bisogno del contributo in termini di lavoro ma anche di idee da parte di nuovi volontari!

Sempre al servizio degli ultimi
di Andrea Saccani
(pubblicato il 26.12.2004)

Che cristiani siamo se non mettiamo la carità al primo posto del nostro agire. Come i genitori dimostrano il loro amore per i figli provvedendo a tutte le loro necessità, così il cristiano che proclama di avere il prossimo come fratello, non può tirarsi indietro quando il fratello ha bisogno di attenzioni particolari che le istituzioni non possono o non vogliono soddisfare.
Il nostro non prestare attenzione relega questi fratelli al margine della società e li fa sentire inutili e soli. Se prestiamo loro attenzione il nostro agire diventa invece: condivisione, solidarietà, testimonianza, coerenza e amore cristiano che si accontenta di un sorriso, di un grazie, di una calorosa stretta di mano, di un abbraccio.
Questa attenzione per chi ci sta attorno è una forma di sensibilità che matura col passare degli anni. Ma c’è un’età privilegiata in cui si può distribuire a piene mani la nostra solidarietà e condivisione; è l’età della pensione, un’età fortunata in cui, tirati i remi in barca, abbiamo tanto tempo a nostra disposizione da riempire con tutte le cose di cui ci siamo privati, non per nostra volontà, fino ai sessant’anni. Venuto meno lo stress da lavoro e da impegni familiari, la nostra attenzione si accentra sulla salute, sugli affetti parentali, sulla realizzazione dei nostri hobby, sulla serenità dello spirito. Ma ci rendiamo anche conto di essere soli, molto più soli che nel passato. Lo stress da lavoro e da famiglia ci ha portato più o meno coscientemente a vivere un’esistenza di egocentrismo, indifferenza agli altri e solitudine. Ma poiché l’uomo ha nel suo D.N.A. la socializzazione avvertiamo il bisogno di una vita di relazione in cui il rapporto con gli altri non è più accentrato sulla competizione e sulla carriera, sul fare soldi, sull’ostentare ricchezza e/o potere. Pur continuando a portare in noi i difetti di sempre, nella terza età ci sforziamo di essere più tolleranti, più obiettivi nel giudizio, più attenti alle opinioni altrui, più disponibili ad azioni di solidarietà, più sensibili verso chi è meno fortunato di noi.
Ci rendiamo conto (mai era accaduto prima) di non poter contare che sulla umanità dei sentimenti di chi ci sta vicino per arrivare al traguardo della vita senza soccombere alla solitudine, alla depressione, alla disperazione, alla povertà materiale e/o spirituale. Noi siamo allo stesso tempo attori e spettatori di questa vicenda umana che si chiama a giusta ragione “terza età”. La prima età è quella degli entusiasmi, dei sogni, della pienezza delle energie. La seconda età è quella del costruire e del far progredire. La terza età è quella della autenticità di noi stessi e dei nostri sentimenti.
La Caritas parrocchiale ti aspetta; essa è in grado di darti occasioni svariate per misurarti con te stesso, per sentirti vivo e utile nella società, per chiudere in bellezza l’esistenza terrena.
Così infatti la definiscono gli studiosi: la Caritas è la proposta cristiana della parrocchia per chi vuole essere missionario e trasmettere il Vangelo da persona a persona con particolare attenzione al “povero”.