ARTE & STORIA La chiesa parrocchiale di Alberta Bozzi Ceresa anno 2002 per le vecchie immagini si ringrazia la Scuola Media Statale don Milani
Le origini La prima notizia attendibile sulla costruzione della chiesa si attinge da un’annotazione manoscritta di Defendente Lodi che fa risalire la fondazione della stessa (che allora si chiamava SANCTI FRIORI) intorno al 1200. Ancora più importante è un documento del 1261 il quale elenca tutte le Chiese della città e della diocesi che erano state tassate dal Notaio Guala, legato pontificio. Grazie a questo documento, possiamo affermare che la chiesa era già esistente.
Procedendo nel tempo le notizie reperibili continuano ad essere rare ed assai scarne. Dall’archivio Vescovile risulta che il 19 Giugno 1289 Nigro De Acuari vendette a Guglielmo de Benedicto una proprietà con annessi edifici nel borgo di S. Fereolo; ciò proverebbe che a quell'epoca non solo esisteva la Chiesa, ma anche una piccola comunità. Anche in un documento del 1365 viene ricordato il borgo di S. Fereolo dove l’Ospedale di S. Maria di Virolo possedeva la maggior parte dei suoi beni. Nel 1541 circa, si narra che a causa delle guerre (si era sotto Federico, signore di Buozzolo, governatore per conto della Francia) venne demolita l’abbazia che allora sorgeva limitrofa alla Chiesa. Quest’ultima però non fu distrutta e per altri 100 anni continuò le sue funzioni, condotta non più dai monaci (come era in quel periodo) ma dai sacerdoti. E’ da citare senz’altro il Parroco Paolo Martinazzi che non era certo un esempio di onestà. Il Martinazzi cominciò a vendere tutto quello che poteva: quadri, arredi sacri, messali, ecc., e quando il foro ecclesiastico ne venne a conoscenza reagì immediatamente condannandolo ad una fortissima multa, anche se ormai il danno era irrimediabile. Le notizie divengono più abbondanti e dettagliate nel Seicento. E’ proprio intorno alla metà di questo secolo che la Chiesa di San Fereolo diviene parrocchia in seguito alla distruzione per causa delle guerre, delle parrocchiali di S. Bassiano e di S. Bartolomeo. Nasce così nel 1655 la nuova parrocchia che in un primo tempo si vedrà trasformata il nome in quello di S. Bassiano, conservato fino al 1676 quando con il parroco Gerolamo Stella le sarà assegnato il nuovo titolo dei Santi Bassiano e Fereolo , che conserva tuttora. Nel frattempo si era provveduto alla ricostruzione dell’antico edificio che assunse, più o meno, l’aspetto che ancora oggi vediamo. Il nuovo tempio fu benedetto il 26 Dicembre 1671 . Nel 1697 fu dipinto il quadro dei Santi Fereolo Martire ed Antonio da Padova, fu benedetto e portato in processione nel mese di Giugno. Nel 1764 viene comperata dai frati di San Domenico l'immagine della B.V. del Rosario. Dall’archivio parrocchiale si è rinvenuto un documento datato ottobre 1781 con il quale si chiede e si ottiene il permesso per l’esecuzione di tre aperture: tra Sacrestia e Presbiterio, tra campanile e coro, apertura di un piccolo buco sopra la cornice maggiore della chiesa. Nel 1789 venne eretto l'altare maggiore in marmo, tolto da un'altra chiesa soppressa e donato dal Governo. L'ottocento Dai documenti ingialliti del 1800, conservati nell’archivio parrocchiale, si riceve l’impressione che nel trascorrere degli anni i mutamenti siano stati pochissimi, quasi inesistenti, ad eccezione di un documento datato 1802 nel quale si chiedeva e si otteneva il permesso di aprire una nicchia nel muro della cappella riguardante la pubblica via, per dar luce al simulacro della Beata Vergine Maria Santissima. E’ chiaro che questa parrocchia non ha mai avuto grandi risorse finanziarie. Nel 1824, per esempio, si presenta urgente la riparazione del tetto della chiesa ma, poiché i fondi non bastano, è necessario rivolgersi alla Delegazione Provinciale o all’I.R. Sub-economo per richiedere il sussidio governativo previsto per le Chiese povere. La risposta che arriva ben evidenzia la situazione:“quando si distribuiranno gli assegni, non ci si dimenticherà certamente della Chiesa di S. Fereolo: però per il momento non ci sono fondi disponibili, si consiglia che frattanto i Fabbriceri provvedano pure alle riparazioni che non ammettono dila zioni al fine di impedire che nell’attesa si accrescano bisogni e spese”. Nel 1836 si tratta invece di rifare il pavimento della Chiesa e della Sacrestia. La somma è ingente, considerando che il preesistente pavimento di “gerrone” doveva essere completamente tolto e sostituito per tutta la sua lunghezza (ben 13 metri) con “tavelle” della migliore qualità. Le nuove tavelle devono essere disposte su un sottostrato di ghiaia del fiume Adda e su un piano di malta. I Fabbriceri provvedono a trovare il necessario e cosi pure quando, nel 1841, si devono rinnovare le campane. Viene firmato un contratto con una ditta di Crema per un concerto di tre campane. Esiste un altro documento datato 1845 in cui si rende necessaria una serie infinita di riparazioni e restauri urgenti ai locali annessi alla Chiesa e alla Sacrestia: scale, gradini, tetti, usci e soffitti. Il parroco Don Giuseppe Mola informa l’I.R. Governo che i Fabbriceri hanno raccolto dalla generosità dei parrocchiani un soccorso per le riparazioni di £. 150, quando la spesa integrale è di 680. Non si è trovata traccia della risoluzione del problema economico. La stessa situazione si ripete per le riparazioni dell’organo: si chiedono preventivi, questa volta il lavoro riesce ad essere eseguito da un fabbricatore di organi di Monza, un certo Livio Tornaghi , il quale ripara l’organo installandolo personalmente, con il collaudo di un valente maestro di musica. Tre mesi dopo i mantici sono fuori uso ed il parroco diffida il fabbricatore, il quale accetta l’incarico di rimetterli a nuovo a sue spese. I Fabbriceri in carica nel 1863 chiedendo un supplemento alla Onorevole Giunta Municipale, fanno notare che “la Chiesa di S. Fereolo si mantiene interamente con gli introiti sempre insicuri delle offerte volontarie dei parrocchiani e dell’annuale sussidio del R. Governo: Presentandosi ora il bisogno di riparare il castello delle campane, non è possibile ricorrere a una nuova particolare colletta né a legati da convertire a questo uso, né contare su fondi a disposizione della Fabbriceri perché non si ricorrerebbe alla generosità del Comune se non ci fosse un disavanzo di reddito piuttosto vistoso”. L’alternanza di frequenti disavanzi e di rari casi di reddito attivo è la caratteristica dei registri finanziari della parrocchia per tutto il 1800. E’ una Parrocchia povera. Nel “Processo verbale” datato 30 Maggio 1892 , relativo alla visita Quinquennale eseguita dal R. Subeconomo, alla voce: “Quali oggetti e quadri esistono ritenuti pregevoli per l’antichità o per l’arte, e come custoditi e conservati”, si legge: “Nessuno”. In relazione a questo quesito il R. Subeconomo ha dato lettura al M.G. Parroco Grandi ed ai Sig.ri Fabbriceri della circolare datata 4 Marzo 1892 n° 2170 della R. Sotto Prefettura di Lodi, riguardante gli archivi delle Parrocchie e la conservazione dei documenti d’interesse Storico Artistico, dichiara che non ne esiste alcuno tanto fra gli atti e registri parrocchiali quanto fra gli atti e registri della Fabbriceria.
Il novecento Nel 1913 il nuovo parroco, Don Federico Gallarati, fa restaurare la casa parrocchiale a partire dalle fondamenta. Il parroco vorrebbe ampliare la Chiesa ormai insufficiente ad accogliere tutta la comunità e riferisce le sue intenzioni al Vescovo Pietro Calchi Novati che vi compie la sua prima visita pastorale il 1 novembre 1930. Il Vescovo, pur ammettendo che la Chiesa è insufficiente, consiglia di lasciar perdere. Durante il periodo che va dal 1935 al 1940 tutto rimane immutato o, per meglio dire, non esistono documenti riguardanti eventuali restauri. Nel 1953 il nuovo parroco Don Emilio Lodigiani, dopo aver ristrutturato gli edifici accanto alla chiesa (oratorio, salone teatrale, casa del coadiutore), ha bisogno dell’aiuto di tutti i fedeli per reperire i fondi necessari. Autorità cittadine, banchieri e parrocchiani non si salvano dai suoi appelli. Nel Giugno del 1957 i lavori sono terminati. Da tempo ormai si constata che la chiesa è insufficiente per tutta la popolazione della parrocchia, ma ora negli anni ’60, data la continua affluenza di gente, il problema non si può rimandare: si prevede di allungare la Chiesa occupando parte della piazzetta antistante. La Commissione Artistica diocesana si pronuncia sulle opere da eseguire con molta fermezza. Tuttavia, se pur negativo, il parere della Commissione non è vincolante; lo è invece quello della Soprintendenza ai monumenti della Lombardia, che dichiara la chiesa di interesse artistico e storico, quindi intoccabile. La nostra Chiesa viene descritta dal Sovrintendente in termini lusinghieri, come si può notare: Ai sensi dell’art. 4 della vigente legge 1° giugno 1939 n. 1089 sulla tutela delle cose di interesse artistico e storico, si informa che la Chiesa di S. Feriolo di Lodi, segnata in catasto con la lettera H, confinante con la Via Marescalca, i mapp. 525-526-527-523 e la strada Provinciale Lodi-Pavia è sottoposta a tutte le disposizioni contenute ai sensi della sopraindicata legge, perché: "Importante Chiesa seicentesca a navata unica, due cappelle laterali e coro e campaniletto. All’esterno è rimasta a paramento in cotto senza intonaco, mentre l’interno è di fastosa architettura con altari e balaustre in marmo colorato. Interessante il coro ligneo scolpito, intarsiato e dipinto proveniente da S. Maria del Sole in Lodi". Don Lodigiani sarà rimasto contento di questo parere ma deluso nel dover sospendere tutto quello già progettato: si limita perciò a restaurarla in alcune parti ed a tinteggiarla (anche per questi lavori sarà redarguito dalla Soprintendenza). Nel novembre del 1975 la comunità di S. Fereolo è sempre più popolosa e si rende necessario rendere più capiente l’oratorio per poter meglio accogliere la gioventù, ed il parroco Don Peppino Moggi, ispiratore ed ideatore del nuovo complesso riesce a realizzare il nuovo progetto. Il 14 settembre 1986 l’inaugurazione del nuovo oratorio avviene con la partecipazione del Vescovo Mons. Paolo Magnani e di altre autorità. L’evento è stato riportato anche attraverso le pagine de “Il Cittadino” di venerdì 12 settembre 1986. Dieci anni dopo, nel giugno del 1996, il Parroco Don Peppino Raimondi prosegue il lavoro iniziato da Don Peppino Moggi sul resto del complesso parrocchiale. Da tempo è evidente l’urgenza di nuovi restauri e ristrutturazioni. I tetti sono logori, nelle pareti esterne della chiesa sono ben visibili infiltrazioni di acqua, il tetto della vecchia casa del sacrista è sfondato con grave pericolo di tutti i passanti e in casa parrocchiale spesso piove durante i temporali. Dopo aver predisposto tutto, ed avendo avuto i dovuti permessi, iniziano i lavori di rifacimento dei tetti della Chiesa parrocchiale di S. Fereolo, la sistemazione della vecchia casa del sacrestano, perché diventi definitivamente la sede della Caritas Parrocchiale, della casa parrocchiale e tutti gli abbaini della stessa chiesa. I lavori consistono nel togliere le tegole, nel ripulire i sottotetti, nel cambiare i travetti, si coprono tutte le onduline e si ripongono le tegole. Questo lavoro è approvato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici in quanto la chiesa è sottoposta a tale vincolo. Le spese sono ingenti e Don Peppino Raimondi si affida alla generosità di tutti coloro che praticano la comunità, ma anche a coloro che in modo diverso, pur non frequentando, si sentono coinvolti in questa opera della Chiesa, che è un’opera d’arte che interessa tutti. I lavori di rifacimento del tetto della Chiesa sono ormai al termine, ora i muratori si avvicinano alla vecchia casa del sacrista. In questi locali vi è l’intenzione di realizzare la sede definitiva della Caritas Parrocchiale. Il Consiglio degli Affari Economici e il Parroco propendono per questa soluzione. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che nei prossimi anni il servizio che la Caritas Parrocchiale sta facendo a favore degli anziani infermi e degli ammalati diventerà sempre più necessario e richiesto. I lavori di ristrutturazione della nuova sede Caritas sono terminati ed il 7 settembre 1997 con l’intervento del Vescovo Mons. Giacomo Capuzzi, primo responsabile della Carità della Chiesa diocesana e al Sindaco della città Aurelio Ferrari, avviene l’inaugurazione. Ora è arrivato il momento tanto atteso. Nel novembre 1998 Don Peppino Raimondi presenta alla comunità il progetto “Ristrutturazione della Chiesa e casa parrocchiale” dell’Arch. Marco Anelli, si compiono gli ultimi passi per le trattative con le imprese. Il cammino per giungere a decidere questi lavori sia per la Chiesa che per la casa parrocchiale è stato abbastanza lungo, a causa delle tappe burocratiche. La nostra chiesa parrocchiale è una tra quelle della città di Lodi che dopo la riforma liturgica, non ha ancora sistemato il suo presbiterio, quindi è necessario provvedere. L’impianto elettrico e quello di riscaldamento non sono a norma, e la tinteggiatura? E’ necessario una sistemazione globale e definitiva. Sistemando la chiesa nasce la necessità di sistemare anche la casa parrocchiale, con la realizzazione a piano terra di tutti gli uffici parrocchiali: l’archivio, lo studio del Sacerdote e una stanza di lavoro. Al primo piano un appartamento per il sacerdote. Realizzando questi lavori ne consegue la possibilità di un discreto prolungamento della chiesa sul versante sinistro. Infatti portando al primo piano l’abitazione del parroco è possibile utilizzare il cortiletto della casa parrocchiale come prolungamento. La sacrestia con tutti i suoi armadi per i paramenti sarà collocata nel vecchio oratorio femminile dietro alla chiesa. I primi lavori si svolgono nella casa parrocchiale ma quasi in contemporanea anche nella chiesa. Nel frattempo gli arredi sono stati commissionati ad un architetto di Milano che ha già fatto tante bellissime opere, tra le quali il presbiterio del nostro Duomo di Lodi e quello di Milano. Si raccolgono fondi in continuazione: ad esempio per il pavimento si è proposto ai parrocchiani di donare alla chiesa 1 metro o più di pavimento, dedicando questo gesto ad una persona cara (questi nominativi verranno elencati in una pergamena e depositata sotto l’altare al momento della consacrazione). L'iniziativa, chiamata “Lascia un segno nel pavimento della tua Chiesa”, ha avuto molto successo. I lavori procedono lentamente, come per il risanamento delle pareti, per le aperture dei nuovi archi del presbiterio magnificamente ampliati. La stessa ripulitura delle mura da parte del restauratore ha comportato notevoli difficoltà. Don Peppino Raimondi in questo periodo soleva dire: "Per fare della nostra Chiesa un vero gioiello, ci vuole del tempo, le cose fatte tanto per essere fatte, non soddisfano nessuno e tantomeno sono espressione di fede e di amore al Signore che vuole avere tra le nostre case la sua casa". In marzo ha iniziato anche il decoratore Sig. Spelta con lo scopo di ripulire i muri, la volta del presbiterio e la navata centrale. Con la mollica di pane ha iniziato a togliere tutto l’unto del fumo delle candele e la polvere che si era posata lungo questi anni. Gli affreschi sono ritornati splendenti così come i muri. Il coro ligneo scolpito e intarsiato, pienamente ripulito e risanato dalla Ditta Cighetti di Castiglione, è un vero gioiello. E’ infatti il più bel capolavoro presente nella nostra Chiesa: ha dossale diritto, con nove stalli separati da lesene scanalate e sottostanti ad architrave aggettante con rosette a rilievo. Nei postergali ad intarsio porte con sottarco e pavimento a scacchiera e pilastri intagliati con figure dipinte di Profeti e Sibille degne di una descrizione più dettagliata a rendere onore a tanta bellezza.  | Nel primo stallo da sinistra si trova l’immagine di Re Davide in vesti da soldato romano con corona sul capo, folta barba. Con la mano sinistra regge l’arpa e con la destra una tavola recante la scritta: “VIDERUNT ME ET MOVERUNT CAPITA SUA” (Mi videro e mossero le loro teste), appoggiata su una pavimentazione prospettica a scacchiera floreale. Sulla base: DAVIDE SAL 109. Ogni stallo reca intarsiato il nome della figura dipinta. |  | Nel secondo una figura femminile raffigurante la Sibilla Eritrea in veste d’epoca recante nella mano sinistra una tavola con scritta: “IN TERRIS MULTUM TENERIS PASSURUS AB ANNIS” (Sarai costretto a soffrire molto fin dalla tenera età). Figura e tavola appoggiano su una base in prospettiva con intarsi floreali. |  | Nel terzo stallo è rappresentato il Profeta Isaia in abiti d’epoca con folta barba, recante in mano un panneggio con la scritta: “VULNERATUS EST PROPTER SCELERA NOSTRA” (Fu ferito a causa dei nostri misfatti), poggiante su base a scacchiera prospettica con disegni a stellette. |  | Nel quarto figura femminile raffigurante la Sibilla Samia in abiti d’epoca con morbidi panneggi, recante una tavola appoggiata sulla base e tenuta dalla Sibilla con la mano destra su cui si legge la scritta “REX TVUS INTRA … ASFIE…” (Il tuo Re fra…) in parte nascosta dalle vesti, appoggia su base a scacchiera di dama in prospettiva con quattro stelle, una su ogni lato. | | | Nello stallo centrale, troviamo il dorsale vuoto con base a scacchiera prospettica di dama, con quattro stelle, una su ogni lato e completato da appoggia braccia. |  | Nel sesto figura femminile raffigurante la Sibilla Delfica in veste d’epoca recante in mano un drappo con scritta “POTUNQUE IMMITTIT ACITI” (E versa dentro una bevanda d’aceto), poggiante su una base a scacchiera identica al 4°stallo. |  | Nel settimo è rappresentato il Profeta Zaccaria in veste d’epoca con panneggi morbidi, folta capigliatura e barba, recante una tavola con la scritta “PLANGENT SUPER EVM VASI SPR NIG” (I vasi piangeranno su di lui) in parte coperta dai panneggi dell’abito. La base a scacchiera è identica al 3° stallo. |  | Nell’ottavo figura femminile raffigurante la Sibilla Frigia in veste d’epoca, regge un panneggio recante la scritta “SCINDETUR VELUM TEMPLI MEDIUNQUE DIEI NOX TENERROSA TRIBUS PREMET ADMIRABILIS HORIS” (Si squarcerà il velo del tempio e una notte tenebrosa che suscita meraviglia subentrerà al giorno da mezzogiorno alle tre). La base a scacchiera prospettica è identica al 2° stallo. |  | Nel nono il Profeta Giona C.Q. in abiti d’epoca, con folta capigliatura e barba a due punte, regge un cartiglio recante la seguente scritta “PROTECISTIME IN ALTITUDINEM CORDIS MARIS” (Mi hai protetto in pieno mare aperto), su base a scacchiera prospettica identica al 1° stallo. |
Il coro è interamente in legno di noce. Opera di Anselmo De' Conti (seconda metà del sec. XVI). E' presente un leggio di coro in legno, a base parallelepipeda, con lesene angolari con teste scolpite di cherubino e pendagli di frutta. Il leggio, triangolare, è scolpito a fregi geometrici. Opera di ignoto intagliatore di scuola lodigiana del XVII sec. Dimensioni m.1x90 (la sistemazione del leggio è per il momento, sospesa in attesa di giusta collocazione). Restaurata e riportata al colore originale la balaustra della cantoria. Con la pulitura gli affreschi con i quattro evangelisti che sovrastano la navata centrale sono ritornati stupendi e così l’affresco di S. Bassiano e di S. Fereolo, che sovrasta il presbiterio. Ciò che ha fatto maggior impressione è stato il vedere la volta della Chiesa tutta ben pulita e pienamente rischiarata. La parte nuova con le sue grandi travi in legno lamellare ha riscosso piena soddisfazione. E’ stato predisposto un impianto di allarme in caso di furto di quadri e dello stesso coro ligneo. I lavori di ristrutturazione della chiesa, come sappiamo, si sono prolungati, ed ora stanno volgendo al termine. Il cantiere piano piano si sta smantellando. Il presbiterio è quasi finito (giugno 1999), manca solo il pavimento. I restauratori, con la loro pazienza l’hanno riportata come era tanti anni fa. Per quanto riguarda la navata centrale i decoratori hanno ancora parecchio lavoro da fare. Subito dopo si passerà al pavimento. Dopo otto mesi dall’inizio dei lavori i frutti si intravedono. Di lavoro se ne è fatto parecchio, ogni pezzetto di muro è stato toccato, sia per essere risanato, sia per rendere i locali più funzionali. Emerge la luminosità delle pareti, l’oro ritornato vivo e non più coperto dalla porporina, il cornicione ben visibile con i capitelli delle colonne che si presentano ora più solenni che mai. Si intravede anche la bellezza del nuovo pavimento. Dopo circa dieci mesi di lavoro, l’11 settembre 1999, con la partecipazione del Vescovo Mons. Giacomo Capuzzi, si entra nella Chiesa Parrocchiale rinnovata. Ora le fatiche sono superate. Di lavori ce ne sono ancora da compiere perché sia completa come i fedeli desiderano. La chiesa è rinnovata, ma non ancora in modo completo e soprattutto manca di molti arredi, anche se è funzionale in tutto e per tutto. In attesa della nuova mensa su cui celebrare la Messa, si è avuto in prestito un bellissimo tavolo che svolge magnificamente la sua funzione. Manca l’ambone (si usa quello che c’era prima, un leggio mobile). Questi arredi, come si è già detto, sono stati commissionati, si devono attendere i bozzetti e poi si deciderà di che materiale farli. I lavori di completamento continuano: il vecchio altare è stato smontato e poi ricomposto sul lato destro che è diventato la Cappella dell’Adorazione.
E’ stata commissionata la mensa, come già si è accennato, allo scultore Prof. Mario Rudelli di Milano (ha già lavorato per la cattedra e l’ambone del Duomo di Milano, ha fatto la cattedra e l’inginocchiatoio della Cappella privata del Santo Padre in Vaticano ed è l’autore dell’ambone e della cattedra del nostro Duomo). La parte centrale raffigura la pesca miracolosa. Si può vedere Gesù che sta davanti a Pietro e dietro gli apostoli sulla barca. Sul lato destro c’è la figura di S. Fereolo, sul lato sinistro S. Bassiano. Dietro c’è l’agnello dell’Apocalisse. Sarà in bronzo. L’ambone: mostra invece Cristo risorto, sarà collocato a destra, invece che a sinistra come era in precedenza e darà la possibilità, con una rotazione di soli 45 gradi, di poter parlare sia ai fedeli della navata centrale sia a quelli posti nella nuova ala. Sull’altare verrà posizionata una croce astile, anche questa commissionata al Prof. Rudelli, ma di questa non c’è stato nessun bozzetto. E’ arrivato il nuovo confessionale, che sostituirà quello oggi in disuso.
Poco prima di Natale è arrivata la pala che sovrasta il coro, è stupenda. Si tratta di un grande dipinto del ‘700. L’autore è ignoto. Al centro è raffigurata la Sacra Famiglia, in alto vi è il Padre celeste che sembra stia scrivendo, Gesù infatti è considerato come la lettera del Padre all’umanità. A sinistra della Vergine vi è S. Anna, la mamma della Madonna, che guarda con stupore a sua figlia con il suo Bambino. In basso, con lo sguardo alla Sacra Famiglia, S. Bassiano e S. Carlo Borromeo con angeli. Uno di questi ha in mano un libro con scritto “Protector in Tribulatione” che tradotto significa “Protettore nella Tribolazione”. Questa pala è stata oggetto di restauro affidato al laboratorio di Villa Vincenzo di Bergamo. Dalla relazione tecnica si rileva che lo stato di conservazione è precario, le notevoli dimensioni hanno contribuito al degrado. Si evidenzia l’allentamento della tela, una formazione di rimborsamenti e lacerazioni con perdita di frammenti di tela e pittura. La preparazione ha subito il degrado maggiore, il film pittorico è perfettamente segnato dalla craquelure. Si notano cadute di strati pittorici e altro. La cornice lignea è finemente intagliata e dorata, presenta nella parte superiore una cimasa decorativa di dimensioni notevoli. Il legno ha subito un massiccio attacco di insetti silofagi che hanno colpito in particolare gli intagli di legno dolce. Uno strato di polvere ricopre le dorature. Si nota anche un pesante intervento di restauro che ha totalmente ricoperto sia la fascia dipinta che la doratura con colori a smalto e bronzina. Grazie ad una serie di stratigrafie si è scoperto la presenza sottostante della pittura originale a “finto marmo” ben conservata. Si è proceduto allo smontaggio della tela dalla collocazione originaria e alla pulitura dal verso dell’opera con l’ausilio di mezzi meccanici per togliere gli strati di sporcizia e toppe applicate nei precedenti restauri, al consolidamento effettuato con colla di coniglio e leggere stirature a ferro tiepido, per poi passare alla foderatura con una tela di lino a tramatura semplice. Una successiva stiratura della superficie pittorica ha permesso di appianare definitivamente il craquele e di favorire l’adesione delle tele. Successivamente al sopralluogo del Funzionario della Soprintendenza, si è proceduto alla pulitura totale della pittura e all’asportazione delle ridipinture sull’originale, alterate per coesistere con le cromie originali del quadro. In seguito al sopralluogo del Funzionario di zona della Soprintendenza si è optato per una ricostruzione mimetica delle lacune effettuate con colori a vernice per restauro. La cornice lignea sia per le notevoli dimensioni che per le abbondanti ridipinture ha richiesto un lavoro di ricoprimento delle tinte originali. La sua ricollocazione sopra il coro da solennità e riempie la chiesa. Ora per questo quadro manca solo una giusta illuminazione.
Anche il restauro degli affreschi del Battesimo di San Giovanni Battista, Santa Maria Magdalena, Santa Lucia e Santa Apollonia, sempre opera del laboratorio Villa, sono stati lunghi in quanto presentavano un intervento di restauro recente che ha compromesso notevolmente le caratteristiche strutturali delle opere. Ritocchi precedenti alterati e debordanti sulle originali cromie e uno strato di vernice ingiallita ricopriva l’intera superficie. E’ stata sostituita anche la porta d’ingresso che si armonizza con il resto della chiesa. Con questa porta così ampia la chiesa prende molta più luce e quindi si illumina maggiormente con il colore delle sue pareti.
Il quadro dei santi patroni è arrivato due giorni prima della festa di San Bassiano. E’ della metà del ‘700 e raffigura la Vergine, in veste rossa e manto verde oliva, con il Bambino Gesù che guarda verso il basso e tiene in mano una rosa, a sinistra San Bassiano con la sua cerva, in camice bianco e piviale dorato, a destra San Fereolo con la sua armatura di soldato con manto lilla e corta veste. E’ stato anche questo restaurato. Non è a olio, ma a tempera grassa. La Soprintendenza ai Beni Storico Artistici ha voluto che lo si tenesse così. Verrà collocato nella cappella di sinistra della navata della Chiesa, con la sua giusta illuminazione. Restauratrice Emilia Vanelli. Il nuovo altare è arrivato ed è stato messo in loco. Così l’ambone e le panche nuove. Tutti i lavori sono terminati. Il 5 ottobre 2000 è avvenuta la consacrazione del nuovo altare da parte di Mons. Vescovo Giacomo Capuzzi con una grande e commovente funzione religiosa, che i sanfereolini ricorderanno per sempre e durante il rito è stato dedicato, per la prima volta all’uso liturgico l’ambone. Con l’arrivo e la consacrazione del nuovo altare l’iniziativa “Lascia un segno nel pavimento della tua Chiesa” si conclude. Infatti, nel momento in cui il Vescovo pone nel pavimento alla base dell’altare le reliquie dei santi e poi lo consacra, viene deposta anche la pergamena con i nominativi di coloro che verranno affidati al Signore. |