ARTE & STORIA San Fereolo si ringraziano gli autori del sito www.taverneriopolis.it
Negli Acta Santorum V.18 settembre San Fereolo viene descritto come un soldato vissuto al tempo di Deocleziano, ucciso durante la cruenta persecuzione dell'anno 304 d.C. in Gallia. Gli antichi codici non precisano luogo e giorno del martirio anche se indirettamente, pare si debbano collocare nei pressi di Vienne il giorno 18 settembre. Assai minuziosa, invece, la descrizione dell'arresto, del supplizio e della morte, riportata in un codice ritrovato nell'archivio del Capitolo di Milano della Metropolitana, il codice è del XIII secolo; lo stesso codice è presente pure all'Ambrosiana di Milano. Questa la descrizione: "Al tempo dell'imperatore Decio e del santo Pontefice Sisto, alcuni cristiani erano rinchiusi e incatenati nelle carceri di Perugia. Tra essi era San Fereolo, già dai sei mesi relegato in quel carcere e vedendo i santi del Signore, Finino e Gratiniano entrare nel carcere esclamò: chi sono mai questi che entrano nella casa dei servi di Dio? San Finino rispose: noi siamo gente che spera nella clemenza di Cristo, perché abbia noi pure a degnarsi di annoverarci tra i suoi servi. Fereolo non potendo per la gran luce miracolosa,onde erano avvolti, disse a San Finino: stendimi la mano. Ed avendola quello distesa e Fereolo toccata poté vedere e disse: Come è buono e giocondo stare in vostra presenza... Fereolo fu martirizzato con lungo martirio. A Vienna morì San Fereolo: al tempo delle persecuzioni essendo tribuno militare, per ordine del preside fu dapprima stirato nelle membra, poi crudelmente battuto con verghe, poi caricato di catene e gettato in prigione. Di là rotte da Dio miracolosamente le catene e le porte aperte, uscito alla libera campagna, arrivò al fiume. Dove inseguito e preso, legate le mani dietro il dorso fu trascinato fino alla terra brinatense e là col taglio della testa ricevette la corona del martirio, il 18 settembre. Il suo corpo fu portato a Vienne e sepolto in una basilica". Ben diversa la tradizione popolare, passata di bocca in bocca, secondo la quale San Fereolo era un capo di briganti e assassini che, deciso a mutar vita, pensò di rifugiarsi in quella località (Tavernerio) per togliersi dai vizi del mondo e darsi alla penitenza. Raggiunto dai suoi compagni impegnati nel volerlo riportare sull'antica via, lo trovarono tanto irremovibile che, per reazione malvagia, lo uccisero proprio nei pressi del torrente. E così la tradizione orale individuò nello spazio dietro l'altare attuale della chiesetta il luogo di penitenza e giunge a indicare persino un sasso tinto di rosso, a lato della sorgente d'acqua, come testimonianza perenne del suo martirio. Nonostante questo differente modo di leggere la storia del Santo è bene ricordare che sia per la tradizione scritta che per quella orale si fa riferimento alla medesima persona; lo confermano alcune testimonianze. Per entrambe le tradizioni la morte di San Fereolo è posta al 18 settembre giorno in cui fin dall'antichità il popolo usava cantare la messa al suo Santo; per entrambe le tradizioni San Fereolo è considerato martire: un Santo che viene privato della vita in nome della fede che egli onora fino all'ultimo ( il ramo di palma che il Santo tiene tra le mani della statua che lo raffigura all'interno della chiesa è testimonianza precisa. Il culto di San Fereolo nei secoli E' possibile precisare, grazie ad alcune date presenti in documenti, i passaggi essenziali nello sviluppo del culto riguardante questo santo. Partiamo dal 304 d.C. La popolazione della cittadina di Vienne, venuta a conoscenza del martirio del giovane Fereolo e di altri suoi coetanei, corre sul posto per rendere gli onori e uno dei capi, un certo Castulio, ordine che alle spoglie di Fereolo e del martire Giuliano venga data solenne sepoltura e alla loro memoria si edifichi una piccola cappella funeraria. Nel 473 d.C. il Vescovo di Vienne si fa promotore della traslazione delle reliquie dei due martiri all'interno della cittadina: è il 13 dicembre dello stesso 473 d.C. Il motivo di questa scelta va ricollegato alla erosione delle fondamenta della cappella funeraria prodotta dalle acqua del fiume rodano; in origine tale cappella funeraria era stata innalzata proprio sull'argine del corso d'acqua. Nel 740 d.C. il Vescovo di Vienne, Wilicario, in seguito alla invasione dei Saraceni che avevano devastato e depredato l'intera città, opera una definitiva traslazione delle reliquie in luogo più sicuro. E' a questo punto che inizia la dispersione delle Reliquie stesse in diverse località: Brioude, Perpignano, in Bretagna e a Parigi. Con l'arrivo dei Franchi in Italia si può pensare giunga pure la devozione del Santo nelle nostre zone; devozione rimasta intatta fino a oggi. San Bassiano Nato a Siracusa verso il 320 da Sergio, prefetto della città, fu mandato a Roma per completarvi gli studi. Qui, convertito alla religione cristiana da un sacerdote di nome Giordano, ricevette il battesimo. Richiamato in patria dal padre che lo voleva far apostatare, si rifugiò a Ravenna, dove fu ordinato sacerdote. Verso il 373, essendo morto il vescovo di Lodi, fu scelto a succedergli anche, come sembra, per un intervento soprannaturale. Bassiano fece edificare una chiesa dedicata ai SS. Apostoli, consacrandola nel 380 alla presenza di s. Ambrogio di Milano e di s. Felice di Como, e che piu tardi prese il suo nome. Partecipò nel 381 al concilio di Aquileia e, probabilmente, nel 390 a quello di Milano, nel quale fu condannato Gioviniano. La sua firma si trova insieme con quella di s. Ambrogio nella lettera sinodica inviata al papa Siricio. Nel 397 assisté alla morte e ai funerali dello stesso s. Ambrogio, del quale era amico. Morì nel 409, forse il 19 febbraio, giorno in cui se ne celebra la festa, e fu sepolto nella sua cattedrale. Nel 1158, quando i milanesi distrussero Lodi, le sue reliquie furono portate a Milano, dove rimasero fino al 1163, anno in cui tornarono a Lodi ricostruita dal Barbarossa.
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